flag_italy.gif          flag_eng.gif


A SOFT SEA WASHED AROUND THE HOUSE

A soft Sea washed around the House
A Sea of Summer Air
And rose and fell the magic Planks
That sailed without a care --
For Captain was the Butterfly
For Helmsman was the Bee
And an entire universe
For the delighted crew.

Emily Dickinson




AS IF THE SEA SHOULD PART

As if the Sea should part
And show a further Sea
And that -- a further -- and the Three
But a presumption be

Of Periods of Seas
Unvisited of Shores
Themselves the Verge of Seas to be
Eternity -- is Those

Emily Dickinson




THE SEA SAID "COME" TO THE BROOK

The Sea said "Come" to the Brook --
The Brook said "Let me grow" --
The Sea said "Then you will be a Sea --
I want a Brook -- Come now"!

The Sea said "Go" to the Sea --
The Sea said "I am he
You cherished" -- "Learned Waters --
Wisdom is stale -- to Me"

Emily Dickinson




THE SEA TOOK PITY

The sea took pity: it interposed with doom:
‘I have tall daughters dear that heed my hand:
Let Winter wed one, sow them in her womb,
And she shall child them on the New-world strand.’

Gerard Manley Hopkins




A SEA CHILD

The lover of child Marjory
Had one white hour of life brim full;
Now the old nurse, the rocking sea,
Hath him to lull.
The daughter of child Marjory
Hath in her veins, to beat and run,
The glad indomitable sea,
The strong white sun.


Bliss Carman

La nostra storia

La Vecchia Concia nasce da un'antica conceria di pellami sulla riva del mare.
Negli anni '50 il mio bisnonno Argimiro comprò il vecchio stabile ed il terreno circostante ed iniziò a far crescere la struttura per regalare un rifugio sul mare a sua moglie Olimpia, alle sue due figlie, Catarina e Lorenza ed ai suoi cinque nipoti.
Io, Sara, e mia sorella, Miriam, siamo le figlie di una dei cinque: Alba. Insieme a mio marito Roald siamo la quarta generazione che ha respirato il profumo di mare dalle finestre della vecchia concia.
Abbiamo deciso di aprire le porte a chi vuole assaporare un po' della magia di questa casa e così, dall'amore e dal grande aiuto di tutta la famiglia, è nato il B&B La Vecchia Concia.
Questo, in breve, è il racconto di mamma Alba quando le chiedo di come è iniziato tutto.

"Avevo sei anni compiuti da pochi giorni quando nonno per la prima volta portò me, zia Bice, nonna Olimpia e nonna Rina a vedere quello che allora mi apparve un terreno incolto sotto il sole abbagliante. Un muretto di cemento diroccato completato da un cancello rudimentale lo separava dalla strada bianca percorsa da poche biciclette, rare vespette e rarissime auto oggi diresti d’epoca, cinquecento, giardinette. Subito sotto la stradina digradavano gli scogli in mezzo a cui si aprivano minuscole spiaggette sassose battute da un mare limpido come quello che oggi puoi vedere in Sardegna.

Quel giorno non oltrepassai il cancello, vidi solo da lontano in fondo al terreno che nonno, orgoglioso di sé, aveva appena acquistato con il suo stipendio di dirigente del magazzino dei tabacchi a Sforzacosta, un capannone grigio, addossato alla ferrovia e, più vicino al cancello, tra l’erba alta e gialla si potevano riconoscere delle vecchie fondamenta abbandonate. Accanto al nostro pezzo di terra c’era la casetta di Alfredo, di cui conobbi quel giorno stesso la figlia più piccola, Franca, futura compagna di giochi: una bimbetta esile, con un viso tondo pieno di lentiggini mangiato da un paio d’occhi enormi, dall’altro lato quello che mi parve uno sterminato canneto.
Più in là a destra e a sinistra poche e rare case: la Pensione Svizzera, bianca e imponente, la palazzina di Bianca, la capannina dell’unica bagnina della zona, Paola, la villetta della famiglia nobile che, nonostante il nome, non aveva nulla a che fare con diplomi particolari di Conservatorio, poi altre due villette, la casetta di Angelica e laggiù dove la stradina bianca terminava sbarrata dalla foce di un grosso fosso pieno, come scoprimmo poi, d’interessantissime raganelle, la baracca di Broccolo.
Per il resto canneti, campi incolti , scogli bianchi lavati dal mare e azzurro di onde e di cielo.

Così mi apparve la prima volta che la vidi la nostra Concia, quel capannone senza luce elettrica e con una vecchia pompa arrugginita per tirare su l’acqua: si chiamava così perché aveva ospitato una conceria di pelli, utilizzate poi dai fabbricanti dei dintorni per confezionare scarpe e borse.
Per molti anni le nostre vacanze furono una specie di campeggio: dormivamo nel capannone, la notte era illuminata dalla luce delle candele e dei lumi a olio, ancora ho nel naso l’odore dello stoppino acceso, tiravamo su l’acqua con la pompa che ti lasciava ogni volta sulle mani il colore e la puzza della ruggine, il nostro bagno era uno sgabuzzino sgangherato tra il capannone e la ferrovia, immerso tra le canne alte, ricettacolo di grossi ragni neri e pelosi, che vibrava maledettamente quando il treno passava sferragliando.

Arrivavamo all’inizio della stagione, appena finivano le scuole, con il taxi del paese guidato valorosamente da Umberto, detto Cacà (storpiatura burlona di gagà coniata dai giovanotti del paese per il vecchio autista scapolone di Sforzacosta) con armi e bagagli, un vero e proprio trasloco che mamma e nonna, e più tardi io, abbiamo sempre odiato con tutte le nostre forze, una faticaccia improba, di impacchettamento, trasporto, pulizie. Ma, una volta piazzati, era la felicità, in costume da bagno giorno e notte, vita da selvaggi tra mare e sole, in un ambiente primitivo, incontaminato. Qualche barca arrivava ogni giorno con pesce e vongole, ogni anno ritrovavamo vecchi amici, e ne trovavamo di nuovi, molti tedeschi che bazzicavano la Pensione Svizzera.

Nonno aveva eretto su due alti pali un’altalena favolosa che ci contendevamo e che, se non la conoscevi, ti scodellava senza tanto nè quanto, per terra mentre eri in pieno volo: eravamo tra fratelli e cugini in cinque. Una banda di piccoli selvaggi litigiosi, ma pronti a fare fronte comune contro gli estranei antipatici e a farli passare per la trappola dell’altalena traditrice, una poverella ci si ruppe due denti: nonno quella volta si arrabbiò molto con noi. Prima che fosse eretta la casa le vecchie fondamenta vicino al cancello furono teatro di giochi sfrenati, salti dai muretti sul fieno ammucchiato , nascondino, acrobazie di ogni genere: Maurizio, già animo d’ingegnere, progettò all’interno di quelle mura diroccate con un secchio e una catenella una doccia rudimentale molto utile, sua fu anche la messa in opera di un lampadario a base di assi di legno e rotelle smontate dalle carrozzine delle bambole, quando sfavillava della luce di una decina di candele ci sentivamo al Ritz.

Poi fu il periodo del Cigno, un moscone voluto da mamma, mezzo per una serie di avventure che arrivarono a scomodare persino la guardia costiera: Maurizio, Bice e Massimo issarono una vela e se ne andarono a zonzo lungo la costa, il ritorno a remi fu tanto periglioso e tardivo da costargli, a tutti e tre, il castigo di andare a letto senza cena: per molto tempo si ebbero i nomignoli Maurizio di Robinson, Massimo di Venerdi e Bice di Pappagallo.

Avevo 13 anni quando fu costruita la casa dove adesso tu abiti: il cantiere fu una goduria, percorremmo le impalcature in lungo e in largo. Intanto la zona stava rapidamente cambiando, in virtù delle scogliere il mare si era ritirato scoprendo vaste strisce di spiaggia prima sassosa, poi per esigenze turistiche sabbiosa, pian piano case si aggiunsero a case, sorse il glorioso S. Elena, l’albergo chic, che quando arrivava il Cantagiro, un festival estivo itinerante della canzone italiana, ospitava cantanti famosi. La strada fu asfaltata, poi allargata, poi sistemata sempre più funzionalmente, le spiagge libere divennero sempre più piccole a vantaggio di quelle date in gestione ai bagnini.
Ma qui davanti ce ne è rimasta una grande, come tu sai bene.

Molto sommariamente questa è la storia: la mia capacità di sintesi stupisce ogni volta me per prima. Che altro vuoi sapere figlia? Chiedi e avrai risposte..."

Alba


1958 Alba con Bambi
1958 Alba con Bambi
1957 Bice, Alba e il cane
1957 Bice, Alba e il cane
1956 Alba, Bice, Mau, Max
1956 Alba, Bice, Mau, Max
1958 Alba sulla bici
1958 Alba sulla bici
1958 Alba e la papera ciambella
1958 Alba e la papera ciambella
1958 Bagno in mare
1958 Bagno in mare
1958 Alba al mare
1958 Alba al mare
1958 Bice
1958 Bice
1958 I cugini in spiaggia
1958 I cugini in spiaggia
1958 Mari, Bice e Alba
1958 Mari, Bice e Alba
1958 Rina
1958 Rina
1960 Alba e Bice
1960 Alba e Bice
1960 La Concia
1960 La Concia
1960 La Ghigliottina
1960 La Ghigliottina
1960 Il porto
1960 Il porto
1960 Gli scogli
1960 Gli scogli
1963 Alba e la Ghigliottina
1963 Alba e la Ghigliottina
1963 Bice
1963 Bice
1963 I Cugini
1963 I Cugini
1963 Olimpia e Rina
1963 Olimpia e Rina
1964 Il cantiere
1964 Il cantiere
1964 I  cugini e Miro al cantiere
1964 I cugini e Miro al cantiere
1964 Tutti al cantiere
1964 Tutti al cantiere
1964Bice e Alba sul cigno
1964Bice e Alba sul cigno
1964 Rina, Alba, Franca e il purè
1964 Rina, Alba, Franca e il purè
1965 Alba e Mari
1965 Alba e Mari
1965 Miro
1965 Miro
1965 Renza e Rina
1965 Renza e Rina
1967 Le ragazze
1967 Le ragazze
1968 Rina sul cigno
1968 Rina sul cigno

IL MARE

M'affaccio alla finestra, e vedo il mare:
vanno le stelle, tremolano l'onde.
Vedo stelle passare, onde passare:
un guizzo chiama, un palpito risponde.
Ecco sospira l'acqua, alita il vento:
sul mare è apparso un bel ponte d'argento.
Ponte gettato sui laghi sereni,
per chi dunque sei fatto e dove meni?

Giovanni Pascoli




L'HOMME ET LA MER

Homme libre, toujours tu chériras la mer!
La mer est ton miroir
tu contemples ton âme
Dans le déroulement infini de sa lame,
Et ton esprit n’est pas un gouffre moins amer.

Tu te plais à plonger au sein de ton image;
Tu l’embrasses des yeux et des bras,
et ton cœur se distrait quelquefois de sa propre rumeur
Au bruit de cette plainte indomptable et sauvage.

Vous êtes tous les deux ténébreux et discrets:
Homme, nul n’a sondé le fond de tes abîmes,
O mer, nul ne connaît tes richesses intimes,
Tant vous êtes jaloux de garder vos secrets !

Et cependant voilà des siècles innombrables
Que vous vous combattez sans pitié ni remord,

Tellement vous aimez la carnage et al mort
O lutteurs éternels, ô frères implacables!

Charles Baudelaire




SAND AND FOAM

I am forever walking upon these shores,
Betwixt the sand and the foam,
The high tide will erase my foot-prints,
And the wind will blow away the foam.
But the sea and the shore will remain
Forever.

Kahlil Gibran